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venerdì, 01 settembre 2006

A Piedi Nudi Nella Spiaggia

A piedi nudi sulla sabbia bollente. Come mi hai chiesto. Il calore inizialmente piacevole adesso è dolore che quasi mi fa urlare. Ci vuole un grande sforzo di volontà a rimanere fermi. Immobili. Mentre col mio corpo ti faccio ombra affinchè tu possa riposare. Sono tuo schiavo. E servirti è tutto ciò che chiedo e desidero.

Andrea è lì che la osserva mentre il sole di agosto gli brucia la pelle. In piedi senza muoversi, in un’attesa senza appagamento che ogni giorno dura per delle ore. Se sarà fortunato e non sbaglierà nulla forse questa sera Francesca gli permetterà di dissetarsi. Magari dalla sua bocca. Se sarà bravo. Ma Francesca ha migliaia di desideri inespressi che lui non saprà accontentare e soddisfare nel modo giusto. E in fondo la sua sofferenza è quello che più la soddisfa e le da piacere quando la notte a casa gli concede di portarla all’orgasmo con la lingua.
Francesca è viziata, odiosa a volte nelle sue pretese ed altera nella sua maliziosa e conturbante sensualità. È padrona per natura, e non di natura. È il suo aspetto a renderla la più perfetta delle creature e a farne una dominatrice. Scrupolosa nell’infliggere dolore così come nel negare il piacere. Quando si impossessò di Andrea, facendolo innamorare di sé, non ebbe bisogno di porgli alcuna condizione. Come altri prima di lui, Andrea le si era spontaneamente inginocchiato davanti e le aveva promesso obbedienza. E Francesca lo aveva accontentato.
Adesso sono al mare. Non perché lei avesse voglia di andare in spiaggia ma perché di notte le era venuta quella voglia improvvisa, quel desiderio di umiliarlo e regalargli sofferenza ancora una volta. Voleva che ogni passo per lui fosse dolore, che la sua pelle fosse piagata, semplicemente perché imparasse a capire come ogni sua sensazione o sofferenza fosse secondaria, se non superflua, alle eseigenze di lei. Andrea l’amava come facevano gli adolescenti e questo le dava un grande potere. Lei gli parlava sempre col sorriso e lui non si faceva mai ripetere un ordine. Eseguiva ogni richiesta velocemente sforzandosi di essere bravo…peccato che lei si divertisse tanto a fargli crollare quei castelli di sabbia che faticosamente lui si costruiva nella testa. E così da quasi due mesi, ogni sera Andrea sembrava essersi meritato un appagamento che il suo fisico ormai implorava disperatamente e che poi immancabilmente lei gli negava a causa di una qualche mancanza che lei trovava sempre. Ogni volta lei lo chiamava a sé e lo toccava. Di solito gli accarezzava il membro con le dita, leggera leggera, guardandolo negli occhi e facendogli respirare il suo fiato caldo. Poi smetteva e guardandolo gli ricordava di una sua futile mancanza o di un particolare nel quale lui non si era dimostrato all’altezza. Lo faceva con occhi tristi di chi ha provato un dolore e poi sempre chiedeva: “hai meritato il tuo piacere?”. Andrea abbassava la testa e rispondeva di no…si inginocchiava ai suoi piedi e chiedeva perdono, mentre lacrime di frustrazione gli riempivano gli occhi e come un bambino esplodevano in un pianto fatto di singhiozzi e scuse. Lei allora gli accarezzava la testa, soddisfatta e poi lo puniva. Aveva molta immaginazione. La punizione doveva essere sempre commisurata alla colpa e il livello era sempre alto. Una volta dopo avergli chiesto di pulire era rientrata a casa e aveva iniziato ad esaminare il suo operato. Il lavoro sembrava quasi perfetto, ma Francesca saeva essere cattiva. Così dopo aver passato il dito persino sotto le sedie e alcuni mobili lo aveva fatto mettere a 4 zampe. Aveva indossato i tacchi a spillo più alti e acuminati che aveva e era saluta in piedi su di lui. Su una credenza, in alto aveva trovato della polvere. In quel caso la punizione era stata dover restare immobile sotto le punte acuminate che gli penetravano nella carne della schiena, e che lei continuava rigirare, per tutto il tempo in cui lei avesse ripulito la superficie incriminata. Naturalmente la pulizia richiese quasi un’ora e si concluse solo quando Andrea stramazzò al suolo. Ma la cosa più bella era avvenuta in treno mentre andavao al mare. Nel loro scompartimento lei davanti a tutti gi aveva ordinato di toglierle le scarpe e di massaggiarle i piedi. Lui era arrossito ma aveva obbedito. Lentamente per paura di sbagliare le aveva sfilato le scarpe da tennis, e i calzini di spugna che lei indossava. E aveva iniziato a massaggiarglieli. Con nonchalance Francesca aveva finto di addormentarsi, distendendo di più le gambe verso di lui che gli era seduto di fronte. Poggiandogli la pianta del piede libero dalle sue mani sul membro perennemente duro di lui e aveva iniziato a carezzarglielo. Lo aveva sentito crescere sotto il suo tocco delicato, mentre incessantemente con le mani lui le dava piacere rilassandola. Le dita del piede si muovevano quasi ritmicamente seguendo una musica dettata dai battiti del cuore di lui. Cinque dita che si alzavano e si poggiavano l’una dopo l’altra sul suo sesso pieno. Lui aveva iniziato ad ansimare poi aveva preso un’iniziativa, forse per la prima volta da quando lei lo conosceva. Aveva lasciato il piede che stava stringendo e aveva preso saldamnte l’altro, strappadolo così al suo divertimento. Francesca sorrise mentre nuovamente con l’altro piedi iniziava daccapo a stimolarlo. Lo sentiva vibrare sotto di sé e percepì nettamente l’umido dell’erezione che anticipa il godimento. In quel momento si era fermata e aprendo gli occhi gli aveva sorriso. “mi andresti a prendere qualcosa nel vagone ristorante”. Lui era stordito lo si leggeva chiaramente dallo sguardo stralunato e forse soffriva. Ma si era azato, poggiando piano con delicatezza i piedi di lei sul suo sedile ed era corso a soddisfarle quell’ennesimo capriccio.
Adesso erano sotto il sole. La sua pelle scura di natura aveva assunto un colore olivastro che la rendeva ancora più seducente. Andrea invece era semplicemente molto rosso. Quella sera, pensò, per ogni mancanza sarebbe stato punito con delle cinghiate sulle zone bruciate. Rise per un attimo dentro di sé e chiese crudele: Hai sete?
La risposta fu un sì impercettibile. Vieni con me allora. Francesca si alzò, indossò le scarpe da ginnastica e si avvicinò alla battigia. Poi con la testa inidcò il mare. Lì c’è l’acqua, che aspetti. Andrea la guardò spaventato ma lei sempre sorridente aggiunse: Fallo per me. E lui inginocchiandosi mise una mano nell’acqua e se la portò alla bocca. Alla prima sorsata ne seguì un’altra e un’altra ancora fino a quando lei non disse che poteva bastare e sarebbe tornata a casa, avviandosi mentre lui aveva iniziato a rigettare violentemente.

A casa le cose non erano andate meglio quella notte lei lo aveva fatto sedere sul letto e sensualmente si era inginocchiata tra le sue gambe, poi glielo aveva preso tra le labbra e con la lingua aveva inizato ad accarezzarglierlo. Immediatamente il pene di Andrea si era fatto duro e il dolore era esploso nei suoi genitali. Francesca si interruppe di nuovo e gli chiese come sempre se lui se lo era meritato. Prima che lui potesse risponderle però lei gli aveva ricordato deella sua ioniziativa in treno e del fatto che sarebbe venuto senza permesso se non l’avesse interrotta. Andrea ancora una volta disse di no alla sua padrona. Lei felice lo baciò in bocca e si distese sul letto. E si fece i massaggiare i seni. Più di un’ora lui sentì l’odore della pelle di lei, per più di un’ora toccò la sua pelle e la carne che tanto desiderava. Poi Andrea si fermò e si inginocchiò a terra piangendo. Francesca lo aveva capito che era arrivato al punto di rottura. Fu allora che glielo propose. “Voglio liberarti Andrea, delle tue voglie” Aprì un cassetto e ne estrasse una cintura di castità di quelle che vendono ai sexy shop o su internet. Del modello per uomini con una specie di involucro duro di plastica sul davanti che avrebbe costretto il pene a non ergersi mai. “La mia non è una richiesta, ma lo faccio per te. Vuoi indossarla per me? Forse all’inizio sarà più doloroso e non credere che io non cercherò in ogni modo di eccitarti per farti soffrire di più, ma a lungo andare ti farà passare il desiderio. La vuoi Andrea?”. Luila guardò e rispose: “No per chè se io ti ubbedisco è perché ti desidero. E perché desidero amarti. Fosse anche per una volta sola. Fosse anche tra 10 anni. Io vivo per quel momento e fino ad allora sarò tuo.”
postato da: mimoperparlare alle ore 08:45 | link | commenti (1)
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Commenti
#1    16 Novembre 2006 - 16:08
 
Bello, nel modo di raccontarlo e per quello che significa..
Saluti da un anonimo, capitato per caso che forse non passerà più.. ma che ha apprezzato!!
utente anonimo

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