-Sdraiati.
Francesca obbedisce e si sdraia. L'inquietitudine che
prova nel seguire i suoi ordini si manifesta sulla sua
pelle. La seta le accarezza la schiena nuda e
stranamente la riscalda,
-Alzati di nuovo e sdraiati. Più sensuale questa
volta.
Francesca si alza. È stanca di questo gioco. Gesti di
ogni giorno ripetuti ancora e ancora centinaia di
volte fino a raggiungere quella che lui considera la
perfezione. Lo odia per questo. Non si era mai sentita
così inadeguata come lui riesce a farla sentire. Non
aveva mai visto tutte le imperfezioni che si celavano
in lei fino a che lui non aveva iniziato a
correggerle.
-Francesca, sei goffa. Rialzati e sdraiati di nuovo.
Continua da ore questo suo giudicarla. Ha le gambe
stanche Francesca ma vuole imparare. Soddisfarlo è
divenuto l'unico modo di dimostrargli l'amore di cui
ha bisogno e che lo tiene in vita. Lei avverte il suo
dolore quando si accorge di una sua mancanza. È dolore
vero che lo rende infinitamente triste. Lei lo vuole
felice. Dopo averlo conosciuto è la sola cosa che
conti per lei. Iniziò col modificarle il corpo. Già
magra, per compiacerlo Francesca ha rinunciato quasi
del tutto al cibo. Le costole in evidenza l'hanno resa
ai suoi occhi più bella, la spina dorsale, un lungo
concentrato di sensazioni da svelare con le dita. Ha
tagliato i capelli per compiacerlo. Scoprendo il
cranio. Così lui baciandole la testa le trasmette
meglio le sensazioni di piacere che vuole donarle.
Unghie lunghissime, perché a lui piace sentirle lungo
la schiena quando lei gode della sua voglia. Occhiaie
sul volto, perché lui vuole che lei la notte non dorma
e che trascriva per lui con la penna le pagine dei
libri più belli che lei ha letto. Piccoli sacrfici che
la fanno soffrire e che le regalano gioia. Piccoli
sacrifici di cui lei sente il bisogno come se fossero
la risposta ai suoi desideri. Non usa più il trucco
Francesca se non per i seni e le labbra del sesso.
Perché Francesca deve essere pronta e bellissima
dentro. Dove nessuno può vederla. La sua femminilità
deve stare nei suoi gesti. A volte vorrebbe piangere.
A volte lo sconforto la coglie. Non si sente adeguata.
Non è all'altezza di renderlo felice. Ma lui
inflessibile non demorde e le insegna. Con dolcezza le
impartisce le lezioni che la renderanno finalmente la
donna dei desideri dell'unica persona al mondo di cui
le importi qualcosa. Ha imparato di nuovo a mangiare
Francesca. E a sedersi. Usa le posate per tutto. E le
usa solo con la mano sinistra. Perché una donna che si
rispetti è sacrificio che si esterna in ogni gesto,
anche il più inutile. Tra la gente si siede alzando
delicatamente la gonna e stringendo le natiche. Quando
è con lui, siede sui talloni. Non indossa mai scarpe
in casa, perché una donna è anche schiava e una
schiava cammina a piedi nudi. Tra la gente indossa
solo tacchi altissimi che la fanno camminare sulle
punte dei piedi. Perché una donna deve essere
aggraziata come una ballerina e il sangue che le cola
lungo le dita sacrificate è solo un segno di
riconoscenza per le cure del suo uomo. Lava i denti 5
volte al giorno, senza gargarismi. Nuda davanti allo
specchio con una mano fa forza sul bordo del lavandino
nero e si issa in modo da stare tesa anche quando si
lava il volto. Poi ogni giorno si mette a 4 zampe
nella vasca. E in quel modo si lava l'intimità. Con
tre dita si lava all'inteno del sesso. Insaponandosi
lentamente e pulendo in profondità. Con due dita si
lava dietro, penetrandosi e insaponandosi allo stesso
modo. Con la pietra pomice leviga e rende
morbidi i piedi che adorna con lo smalto. Ogni giorno
un colore diverso. Ogni fine settimana un ricamo
leggero e complesso diverso da unghia ad unghia, che
di solito fa di notte in modo da poterlo esibire la
mattina, quano lui ha appena aperto gli occhi. Un bel
tatuaggio dona grazia alle sue caviglie sottili. Il
suo primo gesto d'amore: un arabesco che come un
bracciale le veste i piedi. I segni delle frustate che
le impreziosiscono i glutei, li lenisce con le creme
che lui le ha regalato. Che rendono più delicata la
pelle e meno facile il cicatrizzarsi dei tagli. Perché
sulla sua pelle scura deve risaltare sempre il rosso
del sangue.
-alzati ancora e sdraiati.
Obbedisce Francesca, perché ne ha voglia e perché sa
di avvicinarsi ogni giorno di più ad un ideale cui ha
iniziato ad anelare insieme a lui. Ogni sacrficio la
rende libera. Ogni mancanza la rende più bella. E la
sua bellezza adesso non ha paragoni.
Sono nuda sotto. come lui mi ha chiesto. Mi sono
sbarazzata della biancheria quando mi ha telefonato.
Ero in ufficio. Avevo riconosciuto il numero del suo
cellulare e quando ho risposto speravo avesse per me
quelle attenzioni a cui mi aveva abituata. Ma sono in
punizione. è stato freddo. mi ha detto quello che
doveva e ha riagganciato. lasciandomi sola. Ho
aspettato le dieci, l'orario stabilito e mi sono
alzata dalla mia scrivania. Ho preso la borsa e sono
andata in bagno. Lì ho sfilato i jeans e poi ho tolto
il perizoma. L'ho leccato al centro come mi è stato
detto di fare ogni volta che mi spoglio o mi cambio.
Sapeva di me. il mio sapore lo amo, mi piace. sa di
buono. ho reinfilato i jeans e poi ho tolto anche le
calze. Ho rimesso le scarpe da ginnastica. il
reggiseno non lo porto mai. amo che la gente mi stia a
guardare. mi piace che restino a guardare i capezzoli
che si ergono contro il tessuto della camicia. Sono
tornata alla mia scrivania. All'inizio non mi era
chiaro perché, sapendo che mi avrebbe fatto sfilare le
mutandine, mi avesse fatto indossare i jeans la
mattina. Poi lentamente ho capito. Ad ogni movimento
sento il sesso che sfiora contro il tessuto rude dei
calzoni. Come mi ha chiesto ho continuato a lavorare
senza scarpe. le punte dei piedi sul pavimento fresco.
mi abbasso per raggiungere una pratica poco più in là.
il clitoride sfrega di nuovo contro la stoffa dura.
chiudo gli occhi e mi mordo le labbra. vorrei stare
composta come so che devo...ma non posso non pensare
alle corde della stessa ruvidezza con le quale mi
martoriava le labbra gonfie del sesso neanche due
giorni fa. Legata con le gambe larghe e i polsi
stretti in una morsa fortissima. la pelle segnata, la
carne costretta da quei legacci di canapa. si
divertiva a tirare la corda che mi tagliava in due la
seconda bocca. tirava e il movimento che si
ripercuoteva tra le labbra bagnate strofinava e
aumentava il mio piacere. Ci sarebbe voluto pochissimo
per venire. ma ogni volta si interrompeva. con la cera
bollente raffreddava le mie voglie, riversandola sui
miei capezzoli...e poi lentamente iniziava daccapo.
chiudo il faldone che ho davanti. mi poggio contro lo
schienale e sollevo le gambe poggiando i piedi sulla
scrivania. Sono sporchi, come mi sento io adesso che
sto mancando di nuovo alla promessa data. Vorrei che
qualcuno si prendesse cura di me adesso. vorrei un
uomo che mi mordesse i seni mentre le mie mani senza
rendermene conto sostituiscono i suoi denti. Vorrei
una ragazza che mi nettasse le piante dei piedi...e li
sento strofinarsi tra loro. poi socchiudo gli occhi e
li vedo allontanarsi l'uno dall'altro e allargo le
gambe in una posa da puttana. come vorrei essere
adesso. Voglio un uomo che mi lecchi mentre lentamente
mi sbottono i jeans e mi sfioro. Voglio, desidero,
pretendo di essere riempita. di essere usata come un
oggetto come mi sento mentre con le dita entro in me.
sono bagnata ma non voglio venire. il mio respiro è
affannoso, le mani che mi toccano adesso sono due.
entro ed esco e intreccio le dita tra loro e mi sento
bagnata fin quasi a i polsi e sento il piacere liquido
che mi cola tra le cosce. il mio odore mi colpisce, mi
fa leccare le labbra dove vorrei poter sentire il suo
sapore e ricordo il suo piacere sul viso e lecco il
suo sperma, avida come mi vuole e come mi sono sempre
sentita...
Seduta sul bordo del letto mi aspetti. Sono due giorni che sei seduta nella stessa posizione. Le caviglie unite dalle catene della mia volontà, le braccia ditro la schiena a mezza altezza. La schiena dritta come sai che voglio. Indossi due tacchi a spillo da 15 cm. All’inizio è stato difficle per te imparare a portarli per giorni interi, poi hai iniziato a godere del dolore che essi ti procuravano. Per il resto sei nuda. Davanti a te c’è uno specchio. Ho voluto che tu imparassi a vederti bella attraverso i miei occhi. Sei bagnata, ma non di piacere. Come una bambina stamattina te la sei fatta addosso. Ma non hai osato alzarti. Non hai voluto disobbedirmi. Le spalle ti fanno male, così il collo, innaturalmente dritto, eppure il dolore ha aumentato la percezione del tuo corpo. Hai fissato i tuoi seni all’inizio. Come ti avevo chiesto di fare. Ore a guardarli e ad ammirarli. Con naturalezza hai visto i capezzoli inturgidirsi. Alzarsi quasi sfrontati. Hai ammirato le areole scure che sai ti leccherò quando finalmente entrerò da quella porta, alle tue spalle. Hai le gambe leggermente dischiuse. Il tuo sesso è liscio come quello di una bambola. È stato il primo gesto di sottomissione che ti ho chiesto. Il secondo lo senti, freddo tra le gambe, pendere dal labbro. Un piccolo anellino con le iniziali del mio nome. Sai di non aver meritato ancora il collare che hai scelto, ma solo un piccolo segno di riconoscimento. Che però ha lo stesso l’effetto di farti sentire una cagna, quando riesci a percepirne l’estraneità contro il tuo corpo. Ti sei truccata per bene. Come ti ho chiesto. Le punte dei seni e le grandi labbra del sesso sono scure di rossetto. In faccia non hai messo nulla. Perché io ti trovo bella così, brillante del sudore che lentamente ti accarezza il viso, come farà la mia bocca tra breve. Sospiri, e ti stupisci dell’effetto che ha il tuo respiro nel silenzio assordante che ti circonda. Non hai il permesso di parlare, come non hai il permesso di muoverti. Osservi la tua bocca. Hai belle labbra, adesso te ne accorgi. Sono leggermente secche per la mancanza di acqua, ma morbide. Schiudi la bocca e ti vedi come un fiore. Il candore dei tuoi denti si intravede appena nell’oscurità della stanza. Ogni millimetro del tuo corpo è diventato uno strumento di autocelebrazione. Stai imparando a conoscerti come non hai mai fatto prima. Ti piace. Ti piaccione le tue gambe, ti piace il tuo ventre, ti eccitano i tuoi seni. Senti l’impulso di toccarti per simulare le mani di qualcun altro. Hai voglia di essere presa e scopata con forza perché riesci a sentire l’odore del piacere che scorre dal tuo sesso e questo ti attrae. Vorresti leccarti ed essere leccata e montata con forza e brutalità. Vorresti che ogni parte del tuo corpo fosse stretta e graffiata e morsicata perché senti per la prima volta di essere pronta a vibrare nella totalità dei tuoi arti e delle tue membra. Non ti è stato permesso di toccarti nell’ultimo mese. Sei stata schiava di una promessa e questo ti causa un misto di rabbia ed eccitazione permanente che non sai come far passare. Né se lo vuoi. La prima volta che ti carezzai il collo e ti parlai all’orecchio fui chiaro: se entri nel mio mondo devi sottostare alle mie regole. Godrai ma questo avverrà al termine un percorso che sarò io a decidere. Passerà attraverso la sofferenza dell’astinenza, e poi diverrà il dolore dell’eccesso. Mi apparterrai. Ma per farlo dovrai prima avere consapevolezza del tuo corpo e della tua mente per poi cedermeli con la consapevolezza che non ti apparterrano più. Diverrai risposta a domande e richieste che non avrò bisogno di fare. Vivrai per quegli attimi in cui deciderò di darti amore. In compenso io mi prenderò cura dite. Deciderò chi sei e chi sarai ogni giorno. Deciderò il tuo umore. Ti farò piangere quando avrò bisogno di bere le tue lacrime per cancellare la mia arsura. Ti farò ridere in tutti i modi possibili quando vorrò sentire le tue risa e saperti felice. Ti farò urlare e desiderare la morte, quando avrò voglia di vederti soffrire.
Ti accarezzai un seno e tu tremasti leggermente.
Diverrai un corpo che esiste per soddisfarmi. Sarai una bambina se lo vorrò, bisognosa di essere coccolata e istruita. Lavata anche. Baciata…come una piccola lolita. Impersonerai una bambola, nuda anche della pelle, spogliata di ogni vestigia di umanità. Imparerai l’arte dell’immobilità, la paura della disobbedienza e infine l’orgoglio della consapevolezza del tuo ruolo. Obbedisti allora alla mia prima richiesta. Sfilasti le scarpe e scendesti dalla macchina. Attraversasti la strada per tornare a casa a piedi nudi, nella pioggia di ottobre. Ti voltasti sulla porta di casa e mi sorridesti. E’ passato tanto tempo da allora. E sai che il percorso da compiere è ancora lungo…
Un rumore ti riporta alla realtà. Sai che devi abbassare lo sguardo e lo fai meccanicamente e velocemente, quasi spaventata. Mi senti alle tue spalle. Ma tu guardi solo la punta dell scarpe. La mia mano ti accarezza la spalla destra. È fredda contro la tua pelle umida di stanchezza. Senza volerlo un brivido ti attraversa la schiena facendotela inarcare leggermente. Percepisci i tuoi seni ancora più esposti. Senti le ginocchia toccarsi per un attimo e allontanarsi di nuovo. Ti senti così piccola e indifesa. Avvicini la testa verso la mia mano, vuoi che ti sfiori il viso. Hai bisogno di un gesto di amore. Della tua ricompensa. Ti accarezzo la guancia e scorro le dita sulle tue labbra. Le dischiudi senza accorgertene e le baci. Niente morbosità in questo, solo l’esigenza di sentire il sapore della mia pelle. Di percepre odori e sensazioni estranee alla tua essenza. Ti avvolgo le spalle con le mani. Le mie dita scivolano su di esse e scendono fino ai fianchi. Sospiri perché non puoi farne a meno. Lotti contro la stanchezza del tuo corpo per rimanere tesa, mentre sale dentro di te la voglia di lasciarti andare e rilassarti. Ti massaggio delicatamente la schiena. Adesso il dolore dell’immobilità. Ascolti i muscoli del tuo corpo urlare e un lamento sottile ti esce dalle labbra. Ti vengo davanti e mi inginocchio. Ti afferro le ginocchia e ti separo le gambe. Quasi vorresti opporre resistenza. Io in ginocchio davanti a te, davanti alla tua vergogna esposta, davanti al tuo sesso bagnato della tua urina e del tuo morbido piacere. Sposti la testa di lato e chiudi gli occhi. Provi vergogna adesso. E inizi a piangere senza saperne il perché. Liberazione, dolore, la frustrazione di saperti un oggetto davanti a un uomo, il sentirti una bambina che ha commesso un peccato. Ti tiro verso di me. Il contatto delle mie labbra sul tuo sesso ti crea quasi disgusto all’inizio. Poi solo sospiri. Senti baciarti. Un bacio intenso come quello che anela adesso la tua bocca. La apri, quasi la spalanchi. È come se avvertissi la mia lingua a contatto con la tua. Ti inumidisci le labbra e provi la sensazione della morbidezza. La stessa che sto provando io in questo momento. Entro dentro di te con la lingua e poi inizio a passarla lentamente dal basso verso l’alto. Ti sto pulendo come un cane, dal basso verso l’alto, sempre lentamente. Troppo lentamente. Bevo i tuoi umori e la tua vergogna, assaporo la tua intimità. Poi mi soffermo sul clitoride già teso. E inizio a circondarlo con la punta della lingua come in un vortice leggero. Giro intorno e poi in una lenta spirale lo tocco sulla sommità. Ti ritrai, ma ti riavvicino, con forza questa volta. Senti le mie dita stringerti le cosce dall’interno, affondare nella carne e mi senti succhiare. Con forza. Senza delicatezzza. Senti quasi strapparlo via e cedi. Poggiando la schiena sul letto soffice e freddo. Continuo a succhiarti il clitoride mentre con le dita inizio una carezza che ti sfiora appena le labbra del sesso. Dal basso verso l’alto, dall’alto verso il basso. Entro morbidamente che quasi non te ne accorgi mentre la mia lingua sapientemente ha iniziato a titillarti il clitoride più velocemente compiendo movimenti a croce. Ogni volta che la senti allontanarsi dischiudi le grandi labbra e io ti penetro a fondo con le dita. Ogni volta che lo tocco sulla punta contrai i muscoli avviluppandomi i piccoli strumenti di carne che ti stanno dando piacere. Inizi ad ansimare più forte. Inizio ad allargare le dita a ventaglio ogni volta che ascolto i tuoi muscoli tremare, opponendo una resistenza che ti causa dolore e della quale non puoi fare a meno. Esco con le dita, ti abbandono e poi rientro col mio pene. Non te lo aspetti, ma lo accogli senza gemiti, premendo le labbra tra loro, allargando le narici . Le tue mani ancora dietro la schiena si stringono a pugno e inarchi la schiena aliutandoti con esse per meglio offrirti. Inizio a penetrarti con forza. Fino in fondo. Ti accosto le dita bagnate di te alle labbra. Le avviluppi con la bocca e inizi a succhiarle. Il sapore è aspro e buono. Sa di te e lo conosci. Poi con le mani ti afferro i seni e li avvicino tra loro. Aumento l’intensità della penetrazione mentre inizio a stringerti i capezzoli insieme. Entro in maniera violenta ed esco lentamente mentre con le labbra ti faccio aprire la bocca penetrandoti anche lì con violenza. Senti la mia lingua che scivola dentro di te, e va in fondo, mentre il mio bacino si alza e abbassa con ferocia su di te. Ti lascio i seni e ti avvolgo il volto con le mani. Con i pollici ti tengo chiuse le narici. Non respiri e inizi a rubare l’aria dalla mia bocca mentre la cadenza dei miei colpi si fa veloce. Ti lascio la bocca, respiri a pieni polmoni e senti le mie mani stringerti i fianchi con forza. Ti afferro le cosce e le alzo. Le ginocchia quasi accanto alla tua testa. Adesso senti che entro fino in fondo. Per tutta la mia lunghezza. Un gridolino ti esce dalla bocca e io mi fermo. Mi guardi, gli occhi leggermente lucidi. Ti sorrido, ma il mio sguardo è duro. Capisci che mi fermerò ogni volta che emetterai un verso. Inizio di nuovo a penetrarti. Sempre più forte. Alternando lentezza e velocità, penetrazioni profonde a tocchi più leggeri. Ti è difficile trattenerti quando sono più brusco. Mi fermo altre tre volte poi ti metto una mano sulla bocca. E continuo. Con i denti ti mordo il seno destro e mordo a fondo fino alasciari i segni. Respiri solo dal naso, le mani dietro i reni ti fanno male. Ti liberi di una scarpa e il tuo piede inizia a scivolarmi lungo un fianco, inizi a contrarre i muscoli della vagina. Vuoi farmi venire dentro di te. Vuoi sentirti riempire di calore. Ti mordo sul collo nel momento in cui mi vieni addosso. Rallento e ti libero la bocca. Inizi a piangere sommessamente. Senti di esserti liberata ma sai che non sei riuscita ad appagarmi. Ti siedo accanto e inizio ad accarezzarti i capelli sudati. Poi mi sdraio e ripercorro con le dita i segni che ti ho lasciato sul corpo.. Con la bocca mi avicino al tuo seno destro e lo lecco, piccoli colpi con la punta della lingua, quasi a volerlo pulire dal rossetto.. con la mia mano ti sfioro l’ombelico e lentamente scendo fino al sesso ancora gonfio. Lo accarezzo lentamente, come la carezza data a una bambina. Mi guardi riempirti di attenzione e vorresti ancora il mio respiro addosso. Ti liberi delle tue catene immaginarie e con una mano mi carezzi una gamba. Toccare il tuo corpo mi eccita. Sapere che mi appartieni mi fa sentire vivo. Ti alzi a sedere, sorridendo e scendi dal letto. Ti inginocchi a terra. Senti l’unico tacco che indossi sfiorarti il gluteo destro. Ti avvicini con la bocca al mio pene e inizi a nettarlo da te. Lo lecchi e poi lo avvolgi completamente. Con i denti lo scopri e lo rendi nudo mentre con la lingua inizia a circondarlo. Ti soffermi sulla parte più spessa, sopra il frenulo, lo accarezzi e lo tocchi coi denti. Lo ingoi completamente. Quasi ti fa male alla gola ma non hai tempo di sentire il fastidio. Vuoi darmi piacere e continui soffocando il rumore della tua bocca con quello del tuo respiro. Percepisci quando sto per venire e ti ritrai un pò con la testa. Ti vengo contro il palato e sulla lingua. Sorridente ti alzi da me e ti avvicini almio viso, poi mi baci mentre il sapore dei nostri due sessi si confonde nelle nostre bocche
A piedi nudi sulla sabbia bollente. Come mi hai chiesto. Il calore inizialmente piacevole adesso è dolore che quasi mi fa urlare. Ci vuole un grande sforzo di volontà a rimanere fermi. Immobili. Mentre col mio corpo ti faccio ombra affinchè tu possa riposare. Sono tuo schiavo. E servirti è tutto ciò che chiedo e desidero.
Andrea è lì che la osserva mentre il sole di agosto gli brucia la pelle. In piedi senza muoversi, in un’attesa senza appagamento che ogni giorno dura per delle ore. Se sarà fortunato e non sbaglierà nulla forse questa sera Francesca gli permetterà di dissetarsi. Magari dalla sua bocca. Se sarà bravo. Ma Francesca ha migliaia di desideri inespressi che lui non saprà accontentare e soddisfare nel modo giusto. E in fondo la sua sofferenza è quello che più la soddisfa e le da piacere quando la notte a casa gli concede di portarla all’orgasmo con la lingua.
Francesca è viziata, odiosa a volte nelle sue pretese ed altera nella sua maliziosa e conturbante sensualità. È padrona per natura, e non di natura. È il suo aspetto a renderla la più perfetta delle creature e a farne una dominatrice. Scrupolosa nell’infliggere dolore così come nel negare il piacere. Quando si impossessò di Andrea, facendolo innamorare di sé, non ebbe bisogno di porgli alcuna condizione. Come altri prima di lui, Andrea le si era spontaneamente inginocchiato davanti e le aveva promesso obbedienza. E Francesca lo aveva accontentato.
Adesso sono al mare. Non perché lei avesse voglia di andare in spiaggia ma perché di notte le era venuta quella voglia improvvisa, quel desiderio di umiliarlo e regalargli sofferenza ancora una volta. Voleva che ogni passo per lui fosse dolore, che la sua pelle fosse piagata, semplicemente perché imparasse a capire come ogni sua sensazione o sofferenza fosse secondaria, se non superflua, alle eseigenze di lei. Andrea l’amava come facevano gli adolescenti e questo le dava un grande potere. Lei gli parlava sempre col sorriso e lui non si faceva mai ripetere un ordine. Eseguiva ogni richiesta velocemente sforzandosi di essere bravo…peccato che lei si divertisse tanto a fargli crollare quei castelli di sabbia che faticosamente lui si costruiva nella testa. E così da quasi due mesi, ogni sera Andrea sembrava essersi meritato un appagamento che il suo fisico ormai implorava disperatamente e che poi immancabilmente lei gli negava a causa di una qualche mancanza che lei trovava sempre. Ogni volta lei lo chiamava a sé e lo toccava. Di solito gli accarezzava il membro con le dita, leggera leggera, guardandolo negli occhi e facendogli respirare il suo fiato caldo. Poi smetteva e guardandolo gli ricordava di una sua futile mancanza o di un particolare nel quale lui non si era dimostrato all’altezza. Lo faceva con occhi tristi di chi ha provato un dolore e poi sempre chiedeva: “hai meritato il tuo piacere?”. Andrea abbassava la testa e rispondeva di no…si inginocchiava ai suoi piedi e chiedeva perdono, mentre lacrime di frustrazione gli riempivano gli occhi e come un bambino esplodevano in un pianto fatto di singhiozzi e scuse. Lei allora gli accarezzava la testa, soddisfatta e poi lo puniva. Aveva molta immaginazione. La punizione doveva essere sempre commisurata alla colpa e il livello era sempre alto. Una volta dopo avergli chiesto di pulire era rientrata a casa e aveva iniziato ad esaminare il suo operato. Il lavoro sembrava quasi perfetto, ma Francesca saeva essere cattiva. Così dopo aver passato il dito persino sotto le sedie e alcuni mobili lo aveva fatto mettere a 4 zampe. Aveva indossato i tacchi a spillo più alti e acuminati che aveva e era saluta in piedi su di lui. Su una credenza, in alto aveva trovato della polvere. In quel caso la punizione era stata dover restare immobile sotto le punte acuminate che gli penetravano nella carne della schiena, e che lei continuava rigirare, per tutto il tempo in cui lei avesse ripulito la superficie incriminata. Naturalmente la pulizia richiese quasi un’ora e si concluse solo quando Andrea stramazzò al suolo. Ma la cosa più bella era avvenuta in treno mentre andavao al mare. Nel loro scompartimento lei davanti a tutti gi aveva ordinato di toglierle le scarpe e di massaggiarle i piedi. Lui era arrossito ma aveva obbedito. Lentamente per paura di sbagliare le aveva sfilato le scarpe da tennis, e i calzini di spugna che lei indossava. E aveva iniziato a massaggiarglieli. Con nonchalance Francesca aveva finto di addormentarsi, distendendo di più le gambe verso di lui che gli era seduto di fronte. Poggiandogli la pianta del piede libero dalle sue mani sul membro perennemente duro di lui e aveva iniziato a carezzarglielo. Lo aveva sentito crescere sotto il suo tocco delicato, mentre incessantemente con le mani lui le dava piacere rilassandola. Le dita del piede si muovevano quasi ritmicamente seguendo una musica dettata dai battiti del cuore di lui. Cinque dita che si alzavano e si poggiavano l’una dopo l’altra sul suo sesso pieno. Lui aveva iniziato ad ansimare poi aveva preso un’iniziativa, forse per la prima volta da quando lei lo conosceva. Aveva lasciato il piede che stava stringendo e aveva preso saldamnte l’altro, strappadolo così al suo divertimento. Francesca sorrise mentre nuovamente con l’altro piedi iniziava daccapo a stimolarlo. Lo sentiva vibrare sotto di sé e percepì nettamente l’umido dell’erezione che anticipa il godimento. In quel momento si era fermata e aprendo gli occhi gli aveva sorriso. “mi andresti a prendere qualcosa nel vagone ristorante”. Lui era stordito lo si leggeva chiaramente dallo sguardo stralunato e forse soffriva. Ma si era azato, poggiando piano con delicatezza i piedi di lei sul suo sedile ed era corso a soddisfarle quell’ennesimo capriccio.
Adesso erano sotto il sole. La sua pelle scura di natura aveva assunto un colore olivastro che la rendeva ancora più seducente. Andrea invece era semplicemente molto rosso. Quella sera, pensò, per ogni mancanza sarebbe stato punito con delle cinghiate sulle zone bruciate. Rise per un attimo dentro di sé e chiese crudele: Hai sete?
La risposta fu un sì impercettibile. Vieni con me allora. Francesca si alzò, indossò le scarpe da ginnastica e si avvicinò alla battigia. Poi con la testa inidcò il mare. Lì c’è l’acqua, che aspetti. Andrea la guardò spaventato ma lei sempre sorridente aggiunse: Fallo per me. E lui inginocchiandosi mise una mano nell’acqua e se la portò alla bocca. Alla prima sorsata ne seguì un’altra e un’altra ancora fino a quando lei non disse che poteva bastare e sarebbe tornata a casa, avviandosi mentre lui aveva iniziato a rigettare violentemente.
A casa le cose non erano andate meglio quella notte lei lo aveva fatto sedere sul letto e sensualmente si era inginocchiata tra le sue gambe, poi glielo aveva preso tra le labbra e con la lingua aveva inizato ad accarezzarglierlo. Immediatamente il pene di Andrea si era fatto duro e il dolore era esploso nei suoi genitali. Francesca si interruppe di nuovo e gli chiese come sempre se lui se lo era meritato. Prima che lui potesse risponderle però lei gli aveva ricordato deella sua ioniziativa in treno e del fatto che sarebbe venuto senza permesso se non l’avesse interrotta. Andrea ancora una volta disse di no alla sua padrona. Lei felice lo baciò in bocca e si distese sul letto. E si fece i massaggiare i seni. Più di un’ora lui sentì l’odore della pelle di lei, per più di un’ora toccò la sua pelle e la carne che tanto desiderava. Poi Andrea si fermò e si inginocchiò a terra piangendo. Francesca lo aveva capito che era arrivato al punto di rottura. Fu allora che glielo propose. “Voglio liberarti Andrea, delle tue voglie” Aprì un cassetto e ne estrasse una cintura di castità di quelle che vendono ai sexy shop o su internet. Del modello per uomini con una specie di involucro duro di plastica sul davanti che avrebbe costretto il pene a non ergersi mai. “La mia non è una richiesta, ma lo faccio per te. Vuoi indossarla per me? Forse all’inizio sarà più doloroso e non credere che io non cercherò in ogni modo di eccitarti per farti soffrire di più, ma a lungo andare ti farà passare il desiderio. La vuoi Andrea?”. Luila guardò e rispose: “No per chè se io ti ubbedisco è perché ti desidero. E perché desidero amarti. Fosse anche per una volta sola. Fosse anche tra 10 anni. Io vivo per quel momento e fino ad allora sarò tuo.”
Francesca mi ama. e dipende da me. la guardo ogni mattina aprire gli occhi. lo fa in un modo buffo. prima le tremano leggermente le palpebre. è bella Francesca. la conosco da quasi tre anni ormai. me ne innamorai perchè all'epoca non avevo niente di meglio da fare. e come ogni amore che si rispetti la passione fu travolgente fin da subito. Lei aveva bisogno di me. e io di darle ciò che chiedeva. La prima volta che facemmo l'amore la porterò sempre nel cuore. lei era vestita di bianco. il sangue le macchiava appena il velo da sposa che le avevo fatto indossare. “tagliami” - mi aveva chiesto. ed io lo avevo fatto. ubbidendo più ad un mio bisogno che alla sua richiesta. le tagliai la carne tenera dei seno. due tagli lunghi e profondi. bevvi da lei la sua vita e facendolo le donai per sempre la mia. Francesca ha un fiocco rosso di carta alla caviglia. Una catena anch'essa di carta la lega al nostro letto. ma non l'ha mai strappata fin'ora. perchè vuole farmi felice. la guardo spesso mentre dorme. le cicatrici che mi chiede di farle l'hanno resa solo più bella. Questa notte ne ho assaporato il piacere. l'ho toccata lentamente fino a farle dischiudere i petali del sesso e l'ho penetrata con tutta la delicatezza della mia bocca. sa di buono francesca. sa di me.
Poggia la testa sul cuscino...così. aspetta. non ti ho detto di baciarmi. resta immobile per favore voglio guardarti. sei bellissima. hai un corpo bellissimo e un viso bellissimo e il tuo sorriso è delizioso. adesso lascia che ti baci. chiudi gli occhi per favore. grazie. no, no, non devi rispondere al bacio. socchiudi le labbra e lascia che sia io a entrare nella tua bocca. sei morbida. come mai ti trema il mento se ti passo la lingua sulle labbra? la mia è una carezza. senti com'è delicata. mi piace baciarti così. metti le braccia dietro. come fossi legata. brava. immobile. devi stare sempre immobile quando sono con te. permettimi di scoprire il tuo corpo. al tuo seno piace. senti com'è sensibile? adesso lo morderò...tu rimani con gli occhi chiusi e non emettere neanche un respiro. non voglio punirti. visto? è già finito. lo so, ti ha fatto un pò male ma senti com'è più sensibile adesso? voglio che tu ti fidi di me. apri gli occhi. guardami. voglio che tu mi prometta che ti affiderai a me. che non avrai mai paura di quello che ti farò. che anche nel dolore sarai pronta a lasciarti trasportare dalle mie parole e dai miei gesti. che farai tutto ciò che ti chiederò. senza mai chiedermi il perchè. se lo farai ti prometto di starti accanto. di non abbandonarti mai al silenzio se non per il piacere di farlo. ti curerò quando ne avrai bisogno. berrò le tue lacrime se me lo chiederai. ti laverò, ti asciugherò, pettinerò i tuoi capelli. cucinerò per te e ti imboccherò. ti guarderò ridere. ogni tuo sorriso sarà mio. così come ogni attimo della tua sofferenza. io vivrò di te e delle tue emozioni. tu vivrai delle sensazioni che saprò darti. aspetta che mi avvicini alla tua bocca. rispondimi. grazie. lascia che ti baci adesso. no, non sulle labbra. hai un buon sapore. leccami le dita. brava. ti piace il tuo sapore? si? lo berrai ogni volta che lo berrò io. il tuo piacere sarà di tutti e due. lascia che ti disseti con la mia bocca adesso. ti amo
-Muoviti adesso e non fiatare
la esue parole mi schiaffeggiano, il vento mi scompiglia i capelli mentre l'asfalto caldo della strada mi brucia i piedi nudi. ho paura che qualcuno mi possa vedere, così nuda con le mani legate dietro la schiena, col sesso allargato dalle catenelle.
-ti prego- sussurro, e la mia voce arriva da lontano. ho paura e so che verrò punita per la mia impudenza. una scudisciata mi colpisce i seni con violenza, sento il calore del sangue che mi colora la pelle e scivola lungo il mio ventre. arriviamo in un parco. semideserto. lungo il tragitto un paio di ragazzi ci hanno visti e hanno continuato a seguirmi alternando commenti feroci a risate sguaiate e volgari.
Lui mi fa cenno di sedermi su una panchina. il freddo mi entra dentro e spinge le punte dei miei seni a ergersi come non avevo mai visto. mi accorgo di tremare leggermente. le gambe sembrano non volersi fermare. Lui mi guarda in quel modo penetrante che mi fa abbassare subito gli occhi e mi rende debole. poggio un piede sulla panchina, l'altro sulla ghiaia. si avvicina. apre la serratura che mi blocca i polsi. lentamente, come mi ha insegnato, faccio scendere la mano sul mio basso ventre. inizio a carezzare il sesso nudo e liscio. come lui mi ha ordinato. mi soffermo sul clitoride. un tocco leggero e lo sento indurirsi. adesso non devo attardarmi. non vuole che arrivi al piacere vuole solo che mi bagni quanto basta per penetrarmi. Chiedo timidamente il permesso di succhiarmi le dita. Lui non risponde, un altra staffilatasul seno. trattengo appena le lacrime. entro dentro di me con tre dita. e sento dolore. ma le mie espressioni e i miei gesti servono solo a renderlo felice. e mi dipingo sul volto l'immagine di una puttana. fingo di godere e inizio ad ansimare...mentre attorno a noi si raduna una folla di avvoltoi che implorano di assaggiare le mie carni. dura tutto pochi istanti. E' contento della mia umiliazione. mi fa alzare e poi piegare a terra, con il busto e i seni schiacciati sul freddo della panchina. adesso sono merce di scambio. li sento contrattare un prezzo bassissimo. si accontenta di un euro a apersona. e iniziano. uno dopo l'altro. non mi vengono mai dentro. lui non vuole. lui vuole che sia la mia bocca a dargli soddisfazione. il mio culo serve solo per velocizzare le cose. ogni volta la mia bocca si fa ricettacolo della brama e la stanchezza di chi ho davanti. non li guardo nemmeno. con le dita come stessero accarezzando le corde di un'arpa, li scopro e le mie labbra li accolgono. la mia lingua li accarezza e li avvolge. ruotando su di essi e rendendoli più duri. poi la mia bocca fa il resto. li strofino sul palato e contro le pareti della gola. fino in fondo come mi è stato detto di fare. quando li sento vibrare li allontano quel tanto che basta perchè il piacere mi arrivi sulla lingua.e poi lo guardo, ogni volta, e bevo. facendo finta di dissetarmi col nettare che ha deciso di donarmi.
Lei si inginocchia davanti a me e alza la testa per guardarmi. per leggere nel mio viso la felicità di essere stato accontentato. Ma non lo sono. non riesce a darmi ciò che voglio. e questo per lei significa altro dolore e sangue che ne righerà la schiena e i seni. sangue che forse berrò per riuscire ad avvicinarmi alla sua anima. prendo la frusta lunga, quella che teme di più, e inizio a passargliela sul viso per fargliela leccare. Lei lo fa con la giusta devozione. poi la ritraggo e inizio a schiaffeggiarla col dorso della mano. forte. perchè voglio vederla cadere in lacrime. dopo qualche minuto è a terra, semi svenuta, che continua a fissarmi. mi avvicino per girarle anttorno, ma lei mi afferra la gamba e inizia a baciarmi il piede. Le accarezzo la nuca e quasi provo tenerezza. poi la scavalco e inizio a frustarla con tutta la forza che possiedo. Inizia a strillare e sembra quasi un animale. senza grazia. odio quando fa così. le lego i polsi e i gomiti dietro la schiena, poi prendo il ferro che ho lasciato tra le fiamme del camino. è rovente, rosso, caldo. le dico di guradare il ferro che la sta per rendere mia per sempre. Lei inizia a tremare. e a implorare. Dov'è la grazia che amavo in lei? le accosto il ferro al volto, la guardo singhiozzare senza forza, disperata, mentre il sudore le imperla la fronte. accosto il ferro ai suoi occhi ancora aperti, prima che riesca a chiuderli. sviene. e forse è meglio così. l'ho privata della sua vista. adesso guarderà solo attraverso i miei occhi. adesso la smetterà di scrutarmi e giudicarmi e pretendere. adesso mi apparterrà per sempre.
Sola, davanti allo specchio. Posso guardarmi. È la prima volta dopo settimane. Oggi l’uomo che amo ha deciso di togliere la benda che mi rendeva suo oggetto. L’ho sentito entrare, come ogni mattina, nella mia prigione fatta di cuscini e catene e incensi all’oppio. Ho sentito le sue mani forti toccarmi le braccia, scendere fino ai polsi e slegarli. È stato strano. Per un attimo essere libera mi ha procurato dolore. Ha ragione quando dice che senza di lui non riuscirei neanche a respirare. Non mi è permesso di vestire il mio corpo da mesi, eppure solo oggi mi sono sentita nuda. Ma io sono solo un corpo creato per donargli piacere. La mia bocca è sua. Il mio sesso è suo. Ogni parte di me gli appartiene. Eppure spesso, quando sono da sola, penso che sia lui a servire me. Ogni mattina mi porta da mangiare, ogni notte alle 11 mi prende tra le braccia, mi solleva, amorevole come un padre, e mi porta in bagno. Mi guarda, nel momento più intimo, come si fa con una bambina, mi pulisce, e mi lava, mi pettina i capelli, mi spalma creme profumate su tutto il corpo, e mi riscalda tra le gambe fino a farmi tremare. Poi si ferma. Semplicemente perché gli appartengo. e non mi è concesso provare piacere. Non è questo il mio ruolo e devo imparare a liberarmi dai miei istinti. Quando mi riaccompagna nella mia stanza, mi saluta con un bacio sul piede e poi mi lascia sola. Se gli capitasse qualcosa morirei di fame. Ma se gli capitasse qualcosa non vorrei più vivere. Dipendo totalmente da lui. Sono sola davanti allo specchio adesso. Mi ha spiegato che è il mio compleanno e che questo giorno sarà solo mio. Mi guardo e non mi riconosco. Ho i seni più tondi, forse perché sono più magra e risaltano di più. I capezzoli sono accesi di rossetto. Non mi sono accorta di essere stata truccata. Ho i fianchi stretti, belle spalle, gambe dritte e muscolose. Sorrido alla ragazza che ho davanti trovandola bellissima. Ha dei bei denti bianchi. Gli zigomi pronunciati, la fronte larga e candida, i capelli color cenere, e occhi scuri, intensi dal taglio quasi orientale. Allargo leggermente le cosce e mi guardo il sesso liscio. Sembra quello di una bambina piccola. Sento una malinconia strana che mi fa venire voglia di piangere. Non so stare da sola a guardarmi…vorrei che ilmio amore mi stringesse tra le sue braccia e allontanasse la mia tristezza. Avvicino la mano all’ombelico e poi più giù. È così tanto che non lo faccio. Immagino che la mia mano sia la sua. Vorrei chiudere gli occhi per rendere più reale la mia finzione. Ma lui mi ha chiesto di non farlo. Ha delle dita sottili lui. Quasi come le mie. Ma le mani più grandi. Inizio a sfiorarmi lentamente. Cercando di stare attenta alle risposte inconsapevoli del mio corpo. Sento le mie/sue dita che percorrono il mio sesso dal basso vero l’alto. Sorrido nell’istante in cui mi accorgo che sono bagnate. Il mio respiro è più lento. Mi sdraio sui cuscini che sono a terra. Piego le ginocchia e mi guardo le labbra rosse aperte. E mi guardo sfiorarle. E mi guardo entrarci dentro. Per un istante sospiro. Poi vedo le mie mani intrecciarsi in un lento movimento di cui non mi sono mai accorta. Dita candide sfiorano la mia bocca più voluttuosa. Calde del mio miele salgono fino a sfiorarmi il centro delle mie emozioni più forti. Con una mano, avida cerco e stringo un seno. Fino a farmi male. Aumenta la percezione del mio corpo. Sono solo un corpo che ha bisogno di essere soddisfatto. Sono solo un corpo che chiede di essere soddisfatto. Inizio a entrare dentro di me con forza, mentre le mie cosce iniziano a tremare. Il mio peso è sui talloni, sulle dita dei piedi, di nuovo sui talloni. Il mio petto si alza e si abbassa e i miei seni vengono stretti spasmodicamente. Prima uno poi l’altro. Velocemente. Dov’è la bambina adorata dal mio amore? Lo vedo con la sua bocca che mi lecca, e che mi penetra con la lingua. Mi fa urlare questa sua esplorazione. Sento che beve da me. Che beve tutta la mia voglia di cazzo. Entrami dentro, entrami dentro… E vengo attorno alle mie dita. voglio assaggiarle. Mi ritrovo a succhiarle come vuole che faccia con lui. È buono il mio sapore. Mi è sempre piaciuto. Mi distendo su un fianco. E ansimo. Sorrido e ansimo. Sono sudata. Poi sento la porta che si apre dietro la mia schiena. Passi che conosco mi sfiorano l’anima. una mano che conosco mi sfiora i capelli. Vengo bendata di nuovo. Grazie amore mio.
E’ buio davvero adesso. Lo percepisco dal silenzio della strada. E dalla luce dei neon che si insinua dalla persiana. Sento il chiavistello che viene aperto. Il rumore dei suoi passi. Le sue mani mi slegano finalmente. "Come una ballerina"- aveva detto. E così sono rimasta per due giorni. Legata al soffitto. Tutto il peso del mio corpo sulle punte dei piedi. Vorrei guardalo. Per sapere se è fiero di me e del mio sacrificio per lui. Ma con una mano mi fa chiudere gli occhi. Mi prende tra le braccia come quando sa di avermi fatto male. Sento che usciamo dalla mia prigione. Entriamo nella sua stanza. Mi sdraia sul letto. E si allontana. Sono immobile. Tendo le braccia ormai libere verso i bordi del letto. Sono al centro. Immobile, perché non so se ho il permesso di muovermi. Me ne aveva parlato una volta. Di questa sua fantasia. “Ti vedo come una bambola di cristallo” - aveva detto. E le bambole non si muovono. Mai. Ho paura. Per la prima volta da quando tutto questo è iniziato. Perché il mio corpo è stanco, i miei muscoli sono tesi al massimo. Ho paura che inizino a tremare. Ho paura di sanguinare senza permesso. Ho paura di respirare. Un rumore. Sulla destra. Sento che armeggia con qualcosa. Poi mi sfiora la coscia. La mia pelle si increspa. Ma non se ne accorge. È il frustino lungo. Quello che lascia i segni e apre la carne. Quello con cui mi frusta sul sesso quando gli manco di rispetto. E commetto degli errori. E’ difficile stare immobili. Mi tocca una coscia. Scende lentamente. Mi sfila le scarpette. Spero di averlo accontentato in questo. Spero che stia guardando il mio sangue e le dita viola e che capisca il mio sacrificio. Il contatto della sua bocca calda sul dorso del piede sinistro. Per la prima volta dopo ore sento che mi sto rilassando. Ma devo restare tesa. I crampi verranno di nuovo lo so. Ma glielo devo. Perché mi ha creata per questo. La mia sofferenza è il suo piacere. Avvicina un bicchiere alle mie labbra. E sussurra al mio orecchio una domanda alla quale non so che rispondere. “hai sete?”. Le vede le mie labbra secche e sporche di sperma. Lo sa che non posso bere da quasi tre giorni perché mi ha proibito qualsiasi liquido all’infuori di quello che posso procurarmi succhiando e leccando come una puttana. “si” provo a rispondere. Ma la gola è troppo secca. E quasi mi fa male. So che sta sorridendo. “le bambole non parlano, lo sai”. Sono nel panico adesso. Il corpo inizia a tremare e irrigidirsi preparandosi per il primo colpo. Ci ha giocato a lungo per addestrarlo a reagire così, ricettivo a ogni sua parola. L’ho deluso. Il colpo arriva. Secco, tremendo. Sul seno destro. La sensazione del sangue. Come sale su un taglio. Urlo. Perché non posso non farlo. E mi muovo. E mi agito. So che è arrabbiato adesso. Mi prende per i capelli e inizia a legarmi. Una corda doppia che stringe e mi toglie il fiato. La stringe attorno ai seni fino a scoppiarli, me la avvolge in verticale attorno al collo, verso il basso attraverso il sesso aperto, e tira avvolgendo anche i polsi e di nuovo il collo. Ancora giù sulle caviglie, attorno alle ginocchia, le dita dei piedi, e poi su attorno alle spalle. E stringe, stringe. E io urlo. Ma mi tappa la bocca. Il sapore che assaggio è intenso e lo riconosco subito. E vorrei vomitare. È quello della sua urina. Ha bagnato un panno nel piscio che era nel bicchiere e me lo ha cacciato in gola. Mi benda gli occhi. E mi adorna il capo con una corona di spine intrecciate. So che adesso sono bellissima, una struggente e intensa versione porno di nostro signore Gesù Cristo. Sona la regina di tutte le puttane adesso. Sono la dea della vergogna, la santa del cazzo. Inizia a montarmi dentro l’eccitazione di quest’immagine che non vedrò mai. Voglio più sangue addosso. Voglio urlare e sentirmi farlo. Lui se ne accorge. Stringe di più le corde. Le labbra gonfie e rosse del sesso si allargano accoglienti, il clitoride viene sfregato, un contatto ruvido che mi fa immaginare una sirena col mio viso stretta tra le maglie di una rete di pescatori. Pronta per essere usata e venduta. Toccata da mani callose, costretta a scopare per compiacere e rimanere in vita. Non devo parlare per chiedere di essere colpita ancora e ancora. Le staffilate arrivano e ognuna di esse è un contrarsi di muscoli immobilizzati e nervi che si tendono. Corde che stringono. Mi sembra di lacerarmi da sola. Ha sempre avuto ragione. Se resto immobile non provo dolore. È questo che vuole farmi capire con le sue frustate morbide di gentilezza, con i suoi baci taglienti di rasoi, con le sue mani cerebrali. Mi ritrovo a piangere. Sono felice. E lui lo sa. Non mi muoverò più, amor mio. Perché so che ogni mia mancanza ti reca dolore. Non mi muoverò più mio signore. Ma il mio corpo è orami divenuto anch’esso corda. E adesso ha capito che il piacere è vicino. Continua a muoversi da solo. La mia bocca più vogliosa inghiotte e rilascia. Il mio bacino sembra in preda alle convulsioni e i colpi aumentano, e si fanno più veloci e il clitoride brucia sfiorato e stretto in una morsa ruvida che mi costringe all’immobilità. Immobile, godo dei miei movimenti rubati e inconsapevoli, sento il sangue che cola tra le gambe e mi manca l’aria per un attimo che dura ore. E un urlo che sa di sete e di dolore mi esce dalla gola e si fa strada attraverso il bavaglio. Che inizio a succhiare. Perché mi ricorda il suo sapore. Perché è uno dei suoi sapori meravigliosi. Mani da uomo mi tolgono il bavaglio. La mia lingua esce fuori tra le labbra cercando di prolungare il più possibile il contatto con la stoffa. Vengo slegata, completamente. Ma è ancora buio. È troppo che sono bendata ormai. Le tenebre mi appartengono. Voglio promettergli di non aprire più gli occhi se questo può in qualche modo renderlo felice. la sua bocca accanto alla mia. Il suo alito mi avvolge, voglio baciarlo. “Hai sete?” – chiede. La mia bocca non emette suono ma lentamente la mia testa annuisce. Mi prende tra le braccia. Di nuovo. Mi mette in ginocchio a terra. Davanti a lui. In basso. Finalmente al mio posto. Lo sento vicino, a sfiorarmi le labbra. Sono una bambola di cristallo. E ho sete